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A tavola con i disturbi alimentari

Prendi tutto quello che sai (o pensi di sapere) sui disturbi alimentari, guardalo per un’ultima volta e mettilo da parte. Ti assicuro che, dopo la lettura di questo articolo, non sentirai più il bisogno di riprenderlo. Perlomeno, è questo l’obiettivo che mi prefiggo di raggiungere.

Se c’è una cosa di cui sono fermamente convinta, infatti, è che viviamo in una società incapace di veicolare le informazioni, soprattutto quelle corrette. Così, accade che un argomento come quello della salute mentale venga affrontato soltanto in occasione di avvenimenti drammatici o che un tema come quello dei disturbi alimentari venga trattato con grande mancanza di rispetto. Per questo, ancora oggi, i più confondono una patologia seria per un mero sfoggio di vanità e pensano di essere titolati a dare dei consigli.

A conoscere davvero il mondo dei disturbi alimentari, invece, si finisce per rimanere stupiti e anche un po’ turbati. Si apre un mondo di fragilità e dolore che va molto in profondità, talmente in profondità da far intuire anche ai più dubbiosi che questo universo non abbia nulla a che vedere con l’esteriorità delle cose.

Ti consegno, quindi, l’invito ufficiale a sedere a tavola con i disturbi alimentari. Io farò da padrona di casa o, almeno, ci intendo provarci.

Disturbi alimentari: cosa sono?

corpo clavicola sporgente e profilo spalla

I disturbi alimentari (o, più propriamente, disturbi del comportamento alimentare) inquadrano una categoria di comportamenti che riguardano il rapporto che si instaura tra l’individuo e l’alimentazione. Con ciò, s’intende ricomprendere:

  • le variazioni di quello che si mangia e della sua quantità;
  • le misure adottare per evitare che il cibo venga assorbito dall’organismo.

In sostanza, una persona affetta da un disturbo del comportamento alimentare tende ad avere una relazione sregolata con il cibo: mangia solo certi alimenti e in quantità non idonea. Allo stesso tempo, è portato a trovare dei meccanismi di compensazione per “rimediare” a quello che ha ingerito.

Perché un disturbo alimentare possa dirsi tale, il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali stabilisce che tale comportamento disfunzionale rispetto all’alimentazione debba essere protratto per un tempo sufficiente a nuocere alla salute della persona o, comunque, a influenzare negativamente il suo rapporto con gli altri.

I principali disturbi alimentari individuati finora sono:

  • l’anoressia nervosa
  • la bulimia
  • il disturbo da alimentazione incontrollata (o, in inglese, binge eating)
  • l’obesità
  • il disturbo evitante-restrittivo dell’assunzione di cibo (ad esempio, l’ortoressia)
  • il disturbo da ruminazione
  • il picacismo

Poche righe bastano a dare un quadro della situazione in cui si trova un paziente affetto da disturbi del comportamento alimentare. La sua vita è controllata dal pensiero del cibo e l’incapacità di rapportarcisi in modo sano influenza tutti gli altri ambiti della sua quotidianità.

Disturbi alimentari: le cause?

uomo che si riflette su un coccio di specchio

Se esistesse un’unica causa scatenante, probabilmente saremmo tutti più felici: i pazienti, perché saprebbero cosa determina lo sviluppo di un DCA, e i professionisti, perché il loro lavoro sarebbe di gran lunga più semplice. La realtà dei fatti, però, è un’altra e ci dice che sono più d’uno i fattori che concorrono allo scatenarsi di un disturbo del comportamento alimentare.

Un po’ come per le riflessioni fatte sulla depressione, anche in questo caso entrano in gioco fattori ereditari e ambientali. In particolare, gli studi compiuti sui disturbi alimentari rivelano che uno degli elementi più ricorrenti nei pazienti affetti da DCA è la pressione esercitata dalla società sul come una persona dovrebbe essere.

A pensarci bene, è un dato che non mi stupisce più di tanto. Ho passato la mia vita a sentirmi bombardata dall’immagine di come sarebbe dovuto essere il mio aspetto e a ricevere commenti che sottolineavano quanto distante fossi da quell’ideale. “Se solo perdessi quei cinque chiletti”, Hai un bel viso anche se sei pienotta”, “Certi vestiti una se li può permettere solo se ha un certo fisico” sono soltanto alcune delle frasi con le quali ho convissuto per tutta l’infanzia. E quanto è ironico che la maggior parte mi siano state rivolte proprio da persone della mia famiglia?

Neppure troppo, in verità. Ho fatto qualche sondaggio tra le mie amicizie e anche questo è un dato estremamente comune: sono le persone a noi più vicine spesso ad attentare alla nostra autostima e, perché no, perfino al nostro benessere psicologico, pur inconsapevolmente. Del resto, noi non nasciamo odiandoci. Si tratta un’idea che subentra quando, nel confronto col modello propugnato dal mondo esterno, ci scopriamo destinati a perdere.

Ma è davvero tutta una questione di estetica?

Il bisogno di controllo nei DCA

ragazzo che guarda attraverso le veneziane

Se soffri di DCA, sei arrivato fin qui e hai storto il naso, hai ragione. Se invece sei una persona che di questo argomento ne sa poco o nulla, preparati a stupirti. Già, perché sto per dire una cosa centrale quando si parla di disturbi alimentari.

I disturbi alimentari hanno a che vedere con il bisogno di controllo e non con l’estetica.

Ricordo ancora l’espressione attonita sul mio volto quando l’ho scoperto. Non avevo ancora capito di soffrire di disturbi alimentari, men che meno ero pronta a sentirmi dire che la prima manifestazione risalisse alla mia infanzia. Eppure, nel momento stesso in cui mi è stato detto, tutto ha acquisito un senso nuovo e i pezzettini del puzzle si sono incastrati senza frizioni.

Nella maggior parte dei casi, chi soffre di disturbi alimentari sente di aver perso il controllo sulla propria vita o su alcuni aspetti di essa. Non importa che si tratti della sfera sentimentale, di quella professionale o, ancora, di quella familiare. Nel 95% dei casi, la persona ha l’impressione – e probabilmente è davvero così – di non avere alcun potere per cambiare il corso delle cose e l’angoscia che accompagna questo pensiero è tale da necessitare di una valvola dove canalizzare il bisogno di controllo.

Il cibo, in quest’ottica, è qualcosa che può essere controllata. Puoi decidere sia quale cibo inserire nel tuo corpo, sia le quantità. E l’idea di avere questo potere è piacevole al limite dell’inebriante.

Immagina di essere in un periodo complesso della tua vita e di essere a corto di energie. La vita sembra continuare sulla stessa giostra impazzita e tu vieni travolto giorno dopo giorno, senza saper opporre resistenza. Non sai cosa fare per invertire il processo. Non sai cosa fare per farla rallentare. Ecco, ora immagina di ritagliarti uno spazio in cui sei tu ad avere il controllo della situazione, anche se per brevi ritagli di tempo e in un’unica sfera della tua quotidianità.

Non è esaltante il fatto di riuscirci? Riesci a sentire l’appagamento del successo?

È proprio la sensazione di padronanza che sta alla base della manifestazione dei disturbi alimentari. L’ossessione per l’aspetto fisico è solo una conseguenza, che cade sotto il nome di dismorfofobia. Ad essere centrale, nei DCA, è e rimane il rapporto col cibo.

DCA: le conseguenze sulla vita di chi ne è affetto

pera limone pesca marci

Io non me ne sono accorta e, quando mi è stato fatto notare, ho scosso la testa urlando all’errore. C’è una caratteristica che contraddistingue i disturbi alimentari, infatti, ed è che strisciano, invisibili, nella vita della persona e la colonizzano senza che questa ne abbia consapevolezza. Un attimo prima, stai solo valutando di ridurre i carboidrati e, quello dopo, hai la testa china sul water e il cuore che ti scoppia nel petto.

C’è un altro luogo comune che orbita attorno ai disturbi alimentari, sciocco quasi quanto la critica sulla vanità, e penso che questa sia la sede giusta per smentirlo una volta per tutte: nell’immaginario collettivo, soltanto le persone magre possono soffrire di DCA. Gli altri – le persone sovrappeso o normopeso – non hanno il diritto di inquadrare le loro problematiche nella stessa categoria.

Non è un caso che disturbi come il binge eating (o disturbo da alimentazione incontrollata) e l’ortoressia abbiano faticato a essere considerati disturbi alimentari, non tanto dalla comunità scientifica ma soprattutto a livello sociale. In fondo, uno che si abbuffa è solo un ciccione ingordo e una che sta attenta a quello che mangia qualcuno che ci tiene molto alla propria alimentazione.

Ma che ne sa la società della sofferenza di chi non riesce a controllare l’impulso che ti spinge verso il cibo fino alla nausea, anche quando vorresti essere in grado di fermarti? E che ne sa del terrore di ghiaccio che ferma il respiro a chi mangia un cibo diverso da quelli che ha etichettato come “buoni”?

La verità nuda e cruda è che i disturbi del comportamento alimentare non conoscono discriminazione, proprio perché non è il fisico ad essere centrale nella loro manifestazione. Non guardano che taglia di pantaloni porti, quale numero mostra la bilancia, se sei bello o brutto. Affondano, invece, nell’interiorità di una persona, là dove si nascondono le nostre paure e i nostri bisogni, e ivi si insediano.

Gli effetti del Covid sui disturbi alimentari

piatto con un cellulare che mostra l'immagine del cibo

I dati parlano chiaro e con un’evidenza allarmante: il Covid ha comportato un aumento dei disturbi alimentari del +30%, prevalentemente tra i giovani. A incidere su questo incremento, sono stati fattori diversi tra loro e tutti ricollegabili alle conseguenze del lockdown.

“I disturbi alimentari sono determinati da diverse concause di natura biologica, psicologica, sociale sulle quali agiscono altri fattori scatenanti come situazioni particolari di stress. Il lockdown ha favorito soprattutto nei ragazzi l’instaurarsi di alcuni di questi fattori scatenanti quali l’isolamento sociale, le incognite sul rientro a scuola, i dispositivi e le regole di prevenzione, il distanziamento forzato dai loro coetanei, la paura del contagio che si associa spesso alla sensazione di non avere il controllo della situazione. Tutte queste condizioni conducono a un aumento delle restrizioni alimentari o, all’opposto, a un aumento degli episodi di alimentazione incontrollata…”

Carmela Bagnato, segretario Adi (Associazione italiana di dietetica e nutrizione clinica)

Trovo che non sia un caso che la mia scoperta circa il fatto di soffrire di disturbi alimentari sia avvenuta proprio durante il lockdown. Non che prima non ne fossi affetta. Più semplicemente, gli eventi incontrollabili della pandemia hanno acuito una situazione pregressa e ne hanno indotto la trasformazione. Il mio DCA è cambiato in quest’ultimo anno, facendosi più presente e difficile da gestire. Se dovessi contare le crisi d’ansia scatenate proprio dal pensiero del cibo, probabilmente supererei presto il numero più alto che tu possa immaginare.

È proprio questa consapevolezza che mi induce a sottolineare l’importanza di parlare di disturbi alimentari, per evitare che vengano trattati come una sottocategoria meno rilevante dei disturbi mentali. Soffrire di un DCA è invalidante perché non puoi sfuggire al confronto coi tuoi demoni.

Mangiare è per antonomasia una delle attività che svogliamo più spesso, perché il nostro organismo ha bisogno di nutrimento per funzionare. Ora, prova immaginare come sia farlo almeno 3 volte al giorno, quando vedi il cibo come un nemico.

Come ha evidenziato Annalisa Maghetti, presidente dell’Adi, infatti, “è utile sottolineare che i disturbi alimentari non sono scelte di vita più o meno bizzarre, ma importanti disturbi mentali che possono indurre chi ne è affetto ad assumere limitatissime quantità di cibo o viceversa ad abbuffarsi in modo incontrollato”.

Nessuno sceglie di ammalarsi di disturbi alimentari e, spesso, non basta il semplice desiderio di guarire per riuscirci.

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1 Commento

  • Rispondi
    Antonio
    7 Ottobre 2021 at 14:36

    Ritengo che sia un articolo molto utile e molto competente, i disturbi alimentari sono complessi e vanno affrontati seriamente, cosa che questo articolo fa. Brava Erika

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