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3 In Le stanze della mente/ Vivere con un disturbo mentale

La felicità è uno stato d’animo, non una destinazione

La felicità è un’arte che nessuno ci insegna e che, in un certo senso, disimpariamo poco alla volta a mano a mano che cresciamo.
Da bambini, è così semplice essere felici: sorridiamo per tutto, perfino e forse soprattutto, per ciò che non capiamo. Da grandi, invece, il modo in cui guardiamo la vita cambia come cambiano le nostre priorità, finché la felicità sembra il Sacro Graal cui nessuno potrà mai arrivare.
Per quanto disperatamente lo desideriamo, la felicità ci sfugge e il suo significato diventa inafferrabile.

Me ne sono accorta solo di recente, quando la diagnosi mi ha costretta a confrontarmi con tutti i demoni rimasti annidati nella mia mente e scappare non era un’opzione. Ho scoperto, così, di avere un rapporto conflittuale con la felicità: la desideravo disperatamente, eppure mi sembrava sbagliato provarla.

Perché?

Chi soffre di disturbi mentali non sempre ha scelta

ragazzo disteso con candela accesa sulla mano

Soffrire di disturbi mentali è un viaggio lungo e tortuoso e, all’inizio, difficilmente si vedono oasi di felicità ai suoi margini. Succede, dunque, che ti abitui così tanto a non provarla da smettere di volerla.

Il mio allontanamento dalla felicità è arrivato in modo progressivo e senza che me ne accorgessi. Ne ho ripreso consapevolezza solo quando ho potuto riprovarla. In un certo senso, è stato come affrontare una di quelle tristissime e malsane diete, che ti privano degli alimenti che ti piacciono di più finché non finisci per dimenticarne il sapore e per evitare i posti in cui sai di poterli trovare. Un giorno, accade però che ne hai un assaggio e torna a colpirti l’impressione di non aver mai mangiato nulla di più buono. E ricordi per quale motivo te ne fossi innamorato.

Per me, è stato lo stesso con la differenza che non l’ho scelto.

La mia dieta era la depressione che non sapevo di avere e il mio cibo preferito la gioia pura che sta nelle piccole e grandi cose.

Il prezzo della depressione

finestra su sfondo nero

Prova a immaginarti nascosto sotto una pesante coperta. Non sai come ci sei finito, ma hai l’impressione di essere esattamente dove dovresti stare. Anche se senti il mondo attorno a te andare avanti al solito ritmo e anche se provi una certa curiosità per ciò che accade, c’è una forza che ti spinge a rimanere nell’avvolgente protezione della trapunta.

Mi sono sentita così per due anni e mezzo della mia vita.

Nascosta sotto lo spesso velo di una depressione che non avevo visto arrivare, vivevo le mie giornate senza provare alcun trasporto emotivo. I miei sorrisi erano di ghiaccio e i miei occhi inespressivi. E avvertivo una strana sensazione di freddo e vuoto dentro, quasi che qualcuno avesse spento un interruttore e l’atmosfera nelle stanze del mio io fosse subitaneamente cambiata.

A rifletterci, la figura che mi si dipinge in mente è quella di un Dissennatore dell’universo di Harry Potter. E non è un caso. La Rowling ha espressamente spiegato di essersi ispirata, nella creazione di queste spaventose creature magiche, proprio alla sua dolorosa esperienza con la depressione.  Nell’accuratezza con la quale descrive quali emozioni – o non emozioni – si provino a incontrare un Dissennatore, c’è la sensibilità di chi sa cosa significhi combattere questo genere di battaglia.

Per fortuna, come i maghi hanno un incantesimo per disfarsi della minaccia di queste creature, lo stesso vale per noi comuni mortali anche se non attingiamo alla magia. 

La soluzione? La felicità!

Per essere felici non basta uno schiocco di dita, né di bacchetta

ragazza seduta sul letto in penombra

L’incantesimo che permette a maghi e streghe di sconfiggere un Dissennatore si chiama Expecto Patronum. In sostanza, consiste nell’evocare una protezione contro il potere annichilente che la creatura emana – una protezione che può assumere le sembianze dell’animale più affine a chi lo esegue. Per avere successo, però, è indispensabile richiamare a sé l’esperienza più felice che si riesce a ricordare e usarla per incanalare il potere. 

La felicità deve colmarti.

Fare un parallelismo diretto con la realtà di tutti i giorni non è semplice. La soluzione alla depressione non dipende da un incantesimo e non è una creatura che vive fuori dal nostro corpo. È un nemico che ti porti dentro, anche se vorresti disfartene. E vincerlo richiede un investimento di energie, pazienza e costanza non da poco. Bisogna chiedere aiuto a chi, di salute mentale, se ne intende.

Ciò non significa che non si possa essere felici e parlo per esperienza personale.

Ricordo distintamente il momento in cui sono tornata a sorridere e a sentire la felicità gorgogliare con timidezza nel mio petto. E ricordo di essermi fermata in preda allo stupore, rivolgendomi a mia cugina per ottenere una conferma a quello che stava accadendo.

“Sta succedendo davvero?”, mi chiedevo. E la risposta è stata sì.

La pesantezza di un’etichetta e dei suoi corollari

ragazza con finto sorriso disegnato

La domanda che potresti porti, allora, è: si può essere felici, pur soffrendo di disturbi mentali? Ha senso ridere di pancia e millantare un malessere profondo? O è solo un modo per attirare l’attenzione e una risata significa che sei guarito? Mi sono posta queste stesse identiche domande un miliardo di volte e, a cadenza regolare, continuo a farmele ancora adesso.

In qualche modo, è come se, durante il mio percorso, mi fossi convita che le due cose non potessero coesistere. Una volta indossata l’etichetta del disturbo mentale, non c’era più spazio per emozioni diverse dalla tristezza, dalla disperazione, dalla freddezza e dal vuoto. 

Posso soffrire di disturbi mentali solo se non sorrido (o rido) e se il mio aspetto rispecchia questo malessere. In caso contrario, non sono soltanto guarita ma sono anche una frode per gli altri e per me stessa. Un’impostora alla bramosa ricerca di un momento di dramma e gloria.

La conclusione più ovvia sembrerebbe pensare che la felicità sia preclusa a chiunque, come me, si sia visto diagnosticare uno o più disturbi.

Ma è davvero così?

La felicità è uno stato d’animo, non una destinazione

ragazza con le braccia alzate

Su questo quesito, si sono interrogati filosofi, letterati e perfino teologi. E nessuno è mai riuscito a dare una risposta univoca. Oggi, però, sono qui per sorprenderti e per condividere con te la spiegazione di felicità più vicina al vero che mi sia mai capitata di ascoltare.

Penso che le persone si sentano perse quando pensano alla felicità come a una meta… siamo convinti che un giorno saremo felici. Che otterremo la macchina, il lavoro o la persona dei nostri sogni che risolverà la nostra vita. Ma la felicità è uno stato d’animo, ed è un modo di sentirsi, non una destinazione. È come essere affamati o stanchi: non è permanente. Va e viene. E va bene così.

One Tree Hill

Non so se valga lo stesso per te, ma questa prospettiva mi restituisce un po’ di pace e perfino il diritto di concedermi una risata, tutte le volte che il dubbio torna a presentarsi alla mia porta e a mettere in discussione la mia condizione. Mi fa pensare che la felicità non è il punto di arrivo di una vita, né uno stato permanente. È come il vento che ti accarezza durante una ripida scarpinata e ti ristora: non è costante, ma riesci perfettamente a sentirlo e a goderne a ogni sua visita.

E non esiste un titolo che ti permetta di avere diritto a provarla.

La felicità è semplice felicità. Non ha un aspetto e non richiede che vengano seguite regole precise. Arriva in modo inaspettato e arriva per tutti, presto o tardi.

La felicità è uno stato d’animo e ne hai diritto anche tu.

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3 Commenti

  • Rispondi
    Zelda
    5 Giugno 2021 at 10:04

    La felicità non torna spesso soprattutto se viviamo determinati periodi in cui lo stress e la depressione si uniscono. Un articolo pieno di spunti e riflessioni.

  • Rispondi
    Manuela
    3 Giugno 2021 at 19:24

    Se ne sente parlare davvero molto poco invece secondo me bisogna parlarne di più perché dire disturbi mentali a volte a causa di ignoranza non si sa effettivamente di cosa si tratta.

  • Rispondi
    M.Claudia
    1 Giugno 2021 at 16:57

    Un post molto interessante che lancia diversi spunti di riflessione, su ciò che é la felicità e come ottenerla, passando per un tema delicatissimo come i disturbi mentali.

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