12 In Le stanze della mente/ Vivere con un disturbo mentale

Soffrire di depressione non è essere tristi

La depressione non ha un solo volto e, di certo, non coincide con la tristezza.
Inizio l’articolo con questa premessa per smentire chiunque creda che soffrire di depressione significhi essere semplicemente di cattivo umore. Chiunque dia a questo disturbo mentale una caratteristica di transitorietà fino a sottovalutarne la gravità o, peggio, a sminuire il disagio psicologico di chi ne è affetto.

Soffrire di depressione richiede coraggio, pazienza e tanta forza d’animo.

L’ho scoperto – e continuo a scoprirlo di episodio in episodio – a mie spese, tutte le volte che il mondo diventa improvvisamente cupo e una strana aura di pesantezza cala sulla mia vita, abbattendomi senza che io riesca a individuare una causa.

Se dovessi descriverti cosa significa vivere con la depressione, ti direi che è come essere rannicchiati sotto una di quelle vecchie coperte infeltrite che si trovano a casa delle nonne: sono spesse e ti tengono al caldo e, se ti ci nascondi sotto per sfuggire ai mostri, hai l’impressione di non correre alcun pericolo.

Nessuno può raggiungerti finché rimani lì sotto.

Solo che, quando soffri di depressione, arrivi al punto da accorgerti che sono passati mesi dall’ultima volta che hai tirato fuori il naso per un po’ di aria fresca. In certi casi, realizzi addirittura di non averci neppure provato. E il mondo ti sembra distante, complicato e troppo confuso per te. Nonostante il fascino delle sue luci, non hai abbastanza energie per affrontarlo.

Ti ritrovi da solo, nel buio, e poco a poco ti lasci andare.

La scoperta della (mia) diagnosi

Seduta di psicoterapia

Ho scoperto di soffrire di depressione nel modo più brutale che si possa pensare, o almeno è così che l’ho vissuta io. Insieme alla mia psicoterapeuta, avevo deciso che fosse giunto il momento di ricorrere a un aiuto farmacologico, dunque era stato fissato un appuntamento con la mia attuale psichiatra.

Ci credo che fa fatica a fare le cose, con l’ansia e la depressione di cui soffre.

La diagnosi è arrivata così, come una doccia fredda, dalle labbra di una sconosciuta con gli occhiali. E, no, non me l’aspettavo. Sembrerà strano, ma chiunque soffra di un disturbo mentale vive buona parte del suo tempo nella convinzione di non avere un disturbo. Nel mio caso, visto che la diagnosi principale immaginavo fosse un’altra (e, in effetti, così è), non ero preparata a un esito più complesso.

E, lì per lì, la parola “depressione” mi è sembrata così grande che mi sono sentita gelare.

Ripensandoci a posteriori, era tutto chiaro come il sole. Una parte dei sintomi che accusavo (e accuso) muove in quella specifica direzione senza lasciare spazio a dubbi. Un anno fa, però, non sapevo le cose che so adesso e non avevo neppure maturato la mole di esperienza che ho raggiunto negli ultimi dodici mesi.

Adesso, riconosco i segni della depressione. Non alla prima manifestazione e neppure troppo alla svelta in generale, ma riesco a dare un nome a una condizione altrimenti inspiegabile.

La domanda che, a questo punto, viene da porsi è: chi sa effettivamente cos’è la depressione?

Depressione: cos’è e quali sono le cause

Soffrire di depressione

Il DSM-5 (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, edizione IV) affronta il tema dei disturbi depressivi, dandone il seguente inquadramento:

I disturbi depressivi sono caratterizzati da tristezza tanto grave o persistente da interferire con il funzionamento della persona e, frequentemente, da una diminuzione d’interesse o di piacere nelle attività. 

Manuali MSD

Specifica, inoltre, che non esiste un’unica causa scatenante, ma che più elementi possono contribuire all’insorgenza della malattia: fattori ereditari e fattori ambientali. Questo non implica che, come pure molti hanno suggerito, esista un “gene della depressione”, né che vivere a contatto con persone affette da depressione possa ingenerare una sorta di contagio. Significa più semplicemente che:

  • può esserci una maggiore predisposizione a sviluppare disturbi depressivi in un soggetto la cui storia sia caratterizzata dalla manifestazione della malattia in altri membri del nucleo familiare;
  • l’ambiente in cui un individuo nasce, cresce e si sviluppa influenza il suo stato di salute mentale.

Si tratta di elementi che non si escludono a vicenda ma che, anzi, sovente coesistono.

Riporto l’esempio che venne proposto durante un seminario cui ho partecipato da un docente e neuropsichiatra: una persona, il cui padre ha sofferto di depressione, non svilupperà necessariamente a sua volta una sindrome depressiva. Lo stesso soggetto, se posto in un ambiente di incuria, violenza e degrado, però, ha più alte probabilità di andare incontro a una diagnosi confermativa del disturbo.

Ciò a significare che la genetica è soltanto uno dei pezzetti che compongono un puzzle assai più vasto.

I sintomi della depressione

Ragazza che si tiene il volto tra le mani

L’errore più grande cui abbia assistito, quando si tratta di disturbi depressivi, è quello di identificarne i sintomi con una generica tristezza. Lo capisco, sia chiaro. In un certo qual modo, si tratta di una patologia che ha a che vedere con le emozioni a spettro negativo, ma fare una sovrapposizione è un errore.

Stiamo, infatti, parlando di una condizione complessa, che finisce per diventare destabilizzante e annichilente per la persona. Accanto allo stato di prostrazione emotiva, si aggiungono altri sintomi, quali:

  • tendenza all’isolamento;
  • diminuzione dell’interesse verso qualsiasi attività;
  • trascuratezza verso se stessi e l’ambiente circostante;
  • difficoltà nel rapporto col cibo, sotto forma di attacchi di fame o inappetenza;
  • forte calo degli stimoli sessuali;
  • insonnia o ipersonnia.

Va da sé che la presenza di uno soltanto di questi sintomi o di alcuni non è in quanto tale idonea a stabilire se una persona soffra o meno di un disturbo depressivo. È necessaria un’indagine più approfondita e specialistica.

La diagnosi va lasciata a un esperto

soffrire di depressione

Per affascinante e ricco di possibilità che sia il mondo digitale, navigarci non ci rende automaticamente esperti in qualsiasi settore dello scibile umano. Ecco perché è importante rifuggire la tentazione dell’auto-diagnosi e affidarsi a un professionista della salute mentale, che abbia gli strumenti per trarre le giuste conclusioni.

Ma a chi rivolgersi, se si ha il sospetto di soffrire di depressione?

Psicologo, psicoterapeuta e psichiatra sono 3 figure molto diverse tra loro e ciascuna svolge un ruolo nell’area di propria competenza. In particolare:

  • Lo psicologo non è un medico e, in quanto tale, non può prescrivere farmaci, né trattare disturbi psicopatologici con percorsi di terapia. È una figura professionale che, attraverso colloqui psicologici, fornisce un supporto a chiunque stia affrontando un momento di disagio o viva un malessere.
  • Lo psicoterapeuta è abilitato a trattare disturbi psicologici e psichiatrici. Il suo ruolo consiste nel predisporre un percorso di terapia adeguato alle esigenze del paziente. Non è un medico, quindi non può prescrivere farmaci.
  • Lo psichiatra è un medico e, dunque, è abilitato a effettuare diagnosi e a prescrivere farmaci. Questo, però, non lo rende automaticamente nella posizione di presiedere un percorso di terapia. Per farlo, dovrà conseguire una specifica formazione e ottenere la qualifica di psicoterapeuta.

La scelta sul professionista spetta al paziente e varia in base al singolo caso. Ciò che rileva è che un disturbo depressivo – e, più in generale, un disturbo mentale – non guarisce da sé. La presenza di un esperto è fondamentale per il trattamento della persona.

Vivere con la depressione

Uomo che sorride

Soffrire di depressione non è un biglietto di sola andata per l’infelicità, né implica non potersi aspettare una vita piena ed entusiasmante. Lo scrivo qui per ricordarlo a me stessa, anche se ho bene in mente cosa significhi essere immersa fino al collo nei sintomi del disturbo. Per due anni, sono stata incapace di sorridere e mi sentivo calma soltanto quando tornavo a casa. Per questo, uscire mi risultava difficile e finanche sgradevole.

Ricordo anche il giorno in cui mi sono accorta che i farmaci avevano cominciato a fare effetto: per la prima volta dopo tanto tempo, avevo risposto in modo scherzoso a mia cugina e avevo riso. Compiere un’attività così semplice e naturale mi ha sorpresa al punto che mi sono fermata sul posto e le ho detto timidamente – come se temessi di veder fuggire via quel frammento di me stessa appena ritrovato – “Mi sa che la cura sta funzionando”. E lei ha annuito.

Non sono guarita, bada bene. I farmaci non sono la magica soluzione a ogni problema e devono essere sempre accompagnati da un percorso di psicoterapia, così da aiutare la persona a gestire la propria condizione e a capirla.

Aiutano, però, e tanto.

Io, di solito, li definisco come una stampella. Immagina di romperti la caviglia o il ginocchio. È chiaro che nessuno si aspetterebbe da te che camminassi nonostante la frattura. La terapia farmacologica fa esattamente ciò che farebbe la stampella: offrirti un supporto fintantoché non avrai recuperato l’autonomia e, perché no, perfino ritrovato la felicità. Del resto…

La felicità la si può trovare anche negli attimi più tenebrosi, se solo uno si ricorda di accendere la luce.

Albus Silente
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12 Commenti

  • Rispondi
    Lety
    14 Settembre 2021 at 13:01

    Vivo una situazione molto simile con una persona vicino a me….e non è per niente facile. La cosa più importante secondo me è quella di riuscire a capire che si ha bisogno di aiuto, ma sopratutto saper accettare l’aiuto. So che non è una cosa facile, ma secondo me con gli aiuti giusti, e perché no, con i farmaci giusti, piano piano si può ricominciare a vedere la luce. Ovviamente sempre accompagnati dall’aiuto di una brava psicologa.

    • Rispondi
      ilmiocorpononsolomio
      3 Ottobre 2021 at 12:40

      Sono perfettamente d’accordo con te e lo dico come persona che soffre di depressione. Un anno e mezzo fa, ho iniziato il mio percorso farmacologico e, quasi 4 anni fa, quello di psicoterapia. La combinazione dei due aiuti ha profondamente migliorato il mio stato di salute: ho intrapreso la carriera dei miei sogni, imparato a individuare cosa mi fa star male, capito quanto sia importante mettere dei confini e tanto, tanto altro. Spero che, un giorno, la persona di cui parli possa imboccare lo stesso cammino e rifiorire, perché la guarigione è possibile. Richiede i suoi tempi, ma è possibile. Ti mando un grande abbraccio!

  • Rispondi
    AngelTany
    12 Settembre 2021 at 10:51

    Io ho una persona a me vicina che ne soffre da vari anni quindi so che vuol dire soffrirne e anche vederlo da fuori non è facile.

    • Rispondi
      ilmiocorpononsolomio
      3 Ottobre 2021 at 12:38

      Ti consiglio di leggere, allora, l’articolo che ho scritto a riguardo, “Il contagio del dolore: se soffri tu, soffro anch’io”. Mi dispiace tanto che tu ti trovi in una situazione simile e, ancora di più, che ci si trovi la persona direttamente interessata. Mi auguro che abbia iniziato un percorso con uno specialista o, altrimenti, che la stiate indirizzando in questo senso. Guarire è possibile!

  • Rispondi
    Zelda
    12 Settembre 2021 at 10:10

    La depressione non sempre è comprensibile e spesso quando lo si nota si avvale subito a uno specialista, si dovrebbe inizialmente capire cosa stia succedendo e poi magari passare a chi di dovere.

    • Rispondi
      ilmiocorpononsolomio
      3 Ottobre 2021 at 12:36

      Io penso che uno specialista sia proprio la figura migliore per aiutare la persona a capire cosa stia succedendo e, in seguito, individuare le cause dello stato depressivo. Improvvisarsi tuttologi e dare questo compito a un amico, a un partner o a un parente è pericoloso e rischia soltanto di ritardare il momento della richiesta di aiuto. Iniziare un percorso di psicoterapia: questo è il primo passo verso la soluzione.

  • Rispondi
    Many
    12 Settembre 2021 at 6:40

    Purtroppo lo so che chi soffre di depressione non capisce che invece la ha, mia suocera depressa fin da ragazza tanto che il medico la curava con pasticche varie, purtroppo non ricordo quali, all’improvviso ha deciso da sola che non era depressa e ha buttato tutto.
    Ora non prende niente ma non ci si riesce più a ragionare e non vuole andare più dal medico.
    Avere la depressione è difficile ma a volte essere anche chi sta accanto a persone malate lo è.

    • Rispondi
      ilmiocorpononsolomio
      3 Ottobre 2021 at 12:35

      Mi rendo perfettamente conto anche del dramma di chi sta accanto a qualcuno che sta male, infatti ho scritto un articolo in merito che si intitola “Il contagio del dolore: se soffri tu, soffro anch’io” per sviscerare un po’ la condizione di chi ricopre il ruolo di spettatore. Spero tanto che, molto presto, tua suocera capisca che si merita di ricevere un aiuto e, soprattutto, che inizi un percorso di psicoterapia che possa restituirle la serenità. I farmaci, da soli, non ci riescono.

  • Rispondi
    Silvia
    11 Settembre 2021 at 14:42

    Ti ringrazio per aver scritto un articolo così approfondito su un tema ancora così poco conosciuto tra la gente. Sembra davvero che solo le persone tristi possano essere depresse, mentre per chi ha gli altri sintomi, questi siano solo capricci. Servirebbe maggiore conoscenza a riguardo, ma ad oggi parlare di depressione è ancora un enorme tabù….

    • Rispondi
      ilmiocorpononsolomio
      3 Ottobre 2021 at 12:33

      Il dramma è che gli altri si aspettano di sapere quale aspetto abbia una persona affetta da depressione (o da qualsiasi altro disturbo mentale), quando la verità è che non c’è un unico modo di essere. Siamo tutti troppo diversi e la malattia è così personale per fare un discorso generico del tipo “non puoi essere depresso: sorridi sempre”. Grazie a te per avermi lasciato questa riflessione! La mia speranza è che, creando qui e sui social un’occasione di dialogo, si cominci ad approfondire i livelli di educazione alla salute mentale.

  • Rispondi
    Cristina Petrini
    8 Settembre 2021 at 10:43

    Verissimo. Io ne ho sofferto, in forma lieve, ma ciò che sempre viene sottovalutato è la gravità di una situazione che è una patologia. Anzi spesso chi ti è intorno ti fa quasi sentire in colpa, come se tu non sei abbastanza forte da superare un momento di tristezza… e questa è la gravità che spesso porta poi ad un peggioramento. Sono lieta che tu ne abbia parlato con la tua solita delicatezza ed attenzione…

    • Rispondi
      ilmiocorpononsolomio
      3 Ottobre 2021 at 12:30

      La verità è che siamo davvero tanto diseducati in tema di salute mentale e finisce spesso che, pur sapendone poco o nulla, la gente si improvvisi terapista con consigli o commenti fuori luogo. Mi dispiace per la tua esperienza. Capisco cosa si provi e so quanta frustrazione possa generare. Spero tanto che tu stia meglio e grazie per aver condiviso questo piccolo pezzetto di te con me.

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