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2 In Le stanze della mente/ Vivere con un disturbo mentale

Venire allo scoperto fa paura, ma è necessario

Venire allo scoperto fa paura, terribilmente. E anche stavolta parlo per esperienza personale.
Per lungo tempo, infatti, ho tenuto nascosta la mia condizione alla maggior parte delle persone. A sapere che soffrissi di disturbi mentali erano i miei genitori, mio fratello, mia cugina (e coinquilina dalla bellezza di dieci anni) e i miei amici più cari. Se qualche conoscente è venuto a saperlo, si è trattata di un’eccezione.
Questo è per dire che, in linea di massima, ho vissuto da sola nella mia piccola caverna, proteggendomi dal mondo e dalla possibile reazione che una notizia del genere avrebbe potuto suscitare.

Fino ad oggi.

Oggi, mercoledì 7 Aprile 2021, ho finalmente deciso di venire allo scoperto pubblicamente, comunicandolo alla mia community su Instagram. E ho pensato fosse d’obbligo fare una capatina qui per esplorare le sensazioni che si accompagnano a un momento topico come questo.

Così, se magari avessi in animo di esporti anche tu, potrai valutare se sei davvero pronto oppure se ti conviene aspettare.

Venire allo scoperto non è una scelta da sottovalutare

Ragazza che si copre gli occhi con le braccia
Foto di Priscilla Du Preez su Unsplash

Quando si tratta di salute mentale, sono tantissimi i dubbi con cui si è costretti a fare i conti e a ragion veduta. Un pesantissimo stigma grava sulla salute mentale e sulla sua compromissione; e i pregiudizi continuano a trovare terreno fertile per sbocciare. Per questo, la scelta di venire allo scoperto dev’essere fatta con cognizione di causa e senza troppa fretta.

Sembra strano fare questi discorsi nel 2021.

Insomma, ci si aspetterebbe che una società evoluta e che sta lottando contro una pandemia globale abbia cominciato a lasciarsi alle spalle le vecchie credenze sulla malattia mentale. Invece, persiste ancora quella curiosità che sa di diffidenza, come se a tratti una persona affetta da disturbi mentali fosse un interessante caso da studiare e, al tempo stesso, qualcuno da temere.

Alla luce di tutto ciò, per lungo tempo, mi sono detta che la decisione di venire allo scoperto si sarebbe concretizzata solo quando fossi stata certa di essere del tutto immune al giudizio altrui. L’obiettivo è sempre stato quello di tutelarmi da possibili commenti fatti con leggerezza, che avrebbero potuto urtare la mia sensibilità.

Anche perché, quando hai un disturbo mentale, la tua sensibilità tende ad acuirsi.

La verità è che, alla fine, ho compiuto il passo prima di corazzarmi del tutto contro gli attacchi esterni, ma comunque dopo una lunghissima riflessione durata circa un anno.

È davvero necessario venire allo scoperto e farne una questione di Stato?

Ragazza con capelli lunghi su uno sfondo murales
Foto di Lethicia Matos su Unsplash

La risposta a questa domanda è: sì, è necessario venire allo scoperto. E, no, non si tratta di farne una questione di Stato. È semplicemente un dato di fatto che, nella società attuale, la salute mentale non sia ancora trattata al pari della salute fisica e che, su di essa, resistano moltissime convinzioni errate.

Ad oggi, chi soffre di disturbi mentali è visto come una persona imprevedibile e inaffidabile nel migliore dei casi; addirittura pericolosa nello scenario peggiore.

Onestamente, non so ben spiegarmi come sia possibile, ma è come se fosse sopravvissuta nel tempo la caratterizzazione del “matto” come di un soggetto ambiguo, dal quale aspettarsi di tutto. Una crisi, una perdita totale di controllo, un attacco ingiustificato ai danni degli altri.

Per questo è importante parlare: farlo per averne avuto esperienza personale permette di spiegare alle persone che tutto ciò che pensano di sapere sia falso.

Ci consente, soprattutto, di riappropriarci di un’identità che è stata a lungo mal tratteggiata e manipolata. Un’identità che, nell’immaginario collettivo, continua ad essere distorta, come nel caso del film “Split” (che sconsiglio caldamente).

Cose da considerare prima di prendere una decisione

ragazza in bianco e nero contro un muro
Foto di Maria Lysenko su Unsplash

Venire allo scoperto è un passo temuto e, insieme, anelato da chiunque abbia scoperto quanto tortuoso possa essere il percorso della salute mentale e della sua presa in carico.

Sa di libertà e di leggerezza, ma anche di incertezza e fragilità.

Se senti il bisogno di venire allo scoperto e hai dei timori a riguardo, significa che ciò che desideri condividere col mondo riveste un certo peso nella tua vita. Perciò, senti il bisogno di tutelarti al meglio delle tue possibilità.

E hai ragione.

La prima domanda che mi sono posta, quando si è trattato di capire come mi sentissi rispetto all’opportunità di venire allo scoperto è stata: sono davvero pronta? Pronta a rendermi vulnerabili su argomenti che per me hanno un certo valore, pronta ad aprire una finestra su una parte così intima di me, pronta a non essere capita.

Poi, mi sono chiesta cosa mi spaventasse di più. Qual era lo scenario peggiore che riuscissi a immaginare? E, facendo sempre uno sforzo di fantasia, c’era un modo per superarlo anche se con qualche acciacco?

Infine, mi sono posta probabilmente il quesito più importante fra tutti: per chi lo stavo facendo? A questo interrogativo, può esserci una sola risposta.
Non devi spiegazioni a nessuno, né sentirti in dovere di giustificare il tuo malessere con una diagnosi. Se gli altri non ti hanno creduto, non lo faranno nemmeno con l’attestazione di un professionista. Ma, se anche fosse, non è questo il punto.

Devi farlo per te e per nessun altro.

Le conseguenze del venire allo scoperto

profilo di ragazzo avvolto nell'ombra
Foto di engin akyurt su Unsplash

È probabilmente il pensiero che più ci ossessiona, quello delle conseguenze che potrebbero scaturire dal venire allo scoperto. Riusciamo facilmente a immaginare scenari apocalittici in cui tutto il nostro valore come esseri umani finisce risucchiato in un’etichetta e smettiamo di esistere all’infuori della diagnosi.

La più grande paura con la quale sono ancora costretta a confrontarmi è che i miei disturbi mentali influenzino il giudizio che gli altri hanno di me, al punto da penalizzarmi sotto il profilo lavorativo. Temo che le mie opportunità possano sfumare via silenziosamente, allontanate dal timore che io non sia abbastanza.

Ho paura che la malattia si frapponga tra me e la mia realizzazione professionale, perché a quel punto sarei costretta ad ammettere che la colpa del fallimento sia mia.

Temo anche che gli altri possano usare il mio stato di salute mentale per ferirmi, attribuendogli la responsabilità di un mio comportamento e svalutandolo perché “non sei lucida“. E temo che possa fare da barriera al contatto umano, che io finisca per usarla come scusa per tenermi sempre a un passo di distanza da chi vorrebbe avvicinarsi.

Allora, perché ho compiuto il passo?

Perdonarsi, accettarsi e smetterla di vergognarsi

mani giunte sul petto
Foto di Giulia Bertelli su Unsplash

Non è una questione di incoerenza la mia, né posso dirti che sia subentrata una magica prospettiva a trasformare le paure in scogli superabili. Non ho neppure intenzione di mentirti e sostenere che questi timori siano del tutto infondati, perché non sarebbe vero.

Ciò di cui mi sono resa conto è che non esiste un momento perfetto.

L’ho cercato e rincorso per un anno intero, aspettando il giorno in cui le paure si sarebbero spente e mi sarei sentita completamente padrona della situazione. Una situazione del genere, per quanto auspicabile, non è verosimile, a meno che tu non decida di venire allo scoperto una volta guarito.

Se, come nel mio caso, il tuo desiderio è condividere con gli altri le tappe del percorso che stai affrontando, non ti resta che attendere la stabilità. Hai bisogno di essere in un momento di relativo equilibrio per affrontare quello che potrebbe (o non potrebbe) accadere.

Per me, venire allo scoperto ha rappresentato un momento di perdono e accettazione.

Ho perdonato la mia mente per le responsabilità che le ho attribuito e me stessa per la colpa di “non essere sufficientemente forte” e mi sono accettata. Su tutto, ho detto basta alla vergogna. Ho smesso di vivere i miei disturbi mentali come se fossero un grande e sporco segreto da tenere nascosto e li ho presentati per quello che sono.

Una parte di me, che sono molto di più.

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2 Commenti

  • Rispondi
    Katrin
    26 Aprile 2021 at 23:52

    Hai toccato un argomento importante, molti proprio secondo me ne soffrono o ne hanno iniziato a soffrire anche grazie al COVID, lo strae forzatamente a casa non fa bene a chi ha già dei problemi riguardo a questo, costringendoti in un certo senso a fare i conti con te stessa, c’è chi ha la fortuna di non essere solo, e tutti gli altri? A volte ci sentiamo soli senza esserlo, ma se lo siamo diventa ancora più difficile gestire l’ansia con tutti i problemi che hai elencato e che purtroppo può portare, ho letto con interesse questo articolo è stato prezioso, mi annoterò i punti più interessanti per analizzare alcuni aspetti che ho trovato simili ad un cosa che mi è successa, grazie.

    • Rispondi
      ilmiocorpononsolomio
      28 Aprile 2021 at 13:28

      Sono perfettamente d’accordo. Infatti, i dati statistici riportano che i disturbi mentali hanno subito un’impennata assurda in questo anno di pandemia. Ci è stato tolto troppo (giustamente) e all’improvviso. Non eravamo affatto preparati, come non siamo educati a prenderci cura a modo della nostra salute mentale. Grazie per aver condiviso con me questa riflessione! Peraltro, mi rende molto felice averti aiutata prendere nota di alcune cose che potrebbero aiutarti in futuro.

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