0 In Le stanze della mente/ Vivere con un disturbo mentale

I sintomi fisici della malattia mentale

Sono le 16:25 di un caldo pomeriggio sul finire di Luglio. Mi trovo seduta nel dehor esterno di un bar nel centro di Pisa con un bicchiere d’anguria sul tavolo, alla mia sinistra. Si chiama Caffè Cristallo e fa angolo tra Corso Italia e via La Nunziatina. Mi piace questo locale: mi piacciono la posizione leggermente defilata e l’angolo di pace che riesce a ritagliare ai suoi frequentatori; l’atmosfera rilassata ma mai trascurata; i ricordi dell’estate scorsa che rievoca in me.

Scrivere in pubblico è una delle attività che preferisco in assoluto. Non so se dipenda dall’idea che le più grandi penne della storia abbiano passato il loro tempo nei cafè del mondo a produrre capolavori, o se sia proprio l’ambiente a stimolare la creatività. So soltanto che vorrei avere più tempo per rimanere qui a battere sui tasti del mio computer per parlare dell’argomento di oggi.

Già, perché tutta questa premessa non è fine a se stessa. Non voglio rifilarti un racconto dettagliato di ogni mio movimento, né utilizzare questo articolo come una pagina di diario. Oggi, voglio parlarti di una situazione in cui mi identifico più che mai in quest’ultimo periodo.

Voglio raccontarti quali sono i sintomi fisici della malattia mentale.

La connessione tra corpo e mente

Hai presente quando si dice che non siamo solo corpo? Ecco, tolte tutte le derive religiose del caso, personalmente mi trovo d’accordo con questo piccolo postulato. Voglio, però, spiegarti il mio punto di vista e mostrarti come corpo e mente si connettano tra loro in modi che spesso non sappiamo capire.

Per farlo, ti chiedo di tornare alle scuole superiori e di ripescare dal baule della memoria una lezione di biologia. Ne basta un pezzo, non devi ricordarla per forza tutta. A che pro? Be’, perché è probabile che anche tu, come me, ti sia sentito dire una frase del genere durante una delle lezioni sul sistema nervoso.

Il cervello è l’organo più misterioso di tutti. Ci sono cose che non abbiamo ancora capito e che probabilmente non capiremo mai!

Una bella fregatura, a ben pensarci, visto che ogni più piccolo stimolo cui risponde il nostro corpo viene proprio dal cervello. Questo vale anche – e soprattutto – quando si parla di salute mentale. Non c’è emozione che non si ripercuota sul fisico e non c’è parte del corpo che non conservi il ricordo di un’emozione.

Ne consegue che si dovrebbe parlare di salute mentale anche quando si parla di salute fisica… e viceversa.

Spossatezza, avvisaglia della malattia mentale

Parto facendo una specifica forse scontata ma d’obbligo: essere stanchi non è automaticamente sintomatico di un possibile disturbo. Se così fosse, nessuno di noi sarebbe salvo dallo spettro della malattia mentale.

È vero, però, che ci soffre di disturbi mentali è costretto a fare i conti con la spossatezza più spesso di quanto desidererebbe.

Il motivo è presto detto: noi lavoriamo il doppio e ci stanchiamo il triplo. Quello che intendo dire è che c’è una differenza tra un cervello neurotipico e un cervello neurodivergente.

Sono paroloni che fanno insorgere tante domande, perciò lascia che ti chiarisca il quadro.

  • Con l’espressione “cervello neurotipico”, s’intende di solito fare riferimento a chi ha una condizione neurologica senza particolari atipicità. Anche se il termine è stato coniato con riferimento all’autismo per indicare le persone non rientranti nello spettro della malattia, oggi viene più comunemente usato per distinguere tra chi soffre di problematiche neurologiche e chi no. In particolare, ha un cervello neurotipico chi non ha particolari disturbi legati al funzionamento della mente.
  • Con l’espressione “cervello neurodivergente”, al contrario, si individuano tutti coloro che sono affetti da disturbi afferenti il sistema nervoso e il suo funzionamento.

Questa distinzione ci consente di avere più padronanza dei concetti che andremo a esplorare.

In specie, come ben sappiamo, il corpo reagisce agli stimoli del cervello, seguendone le indicazioni per svolgere compiti dai più semplici ai più banali. E questo vale indistintamente per tutti. C’è, però, una differenza che si connette proprio alle espressioni cui abbiamo fatto riferimento sopra.

Se una persona con un cervello neurotipico va affronta il mare magnum di incombenze quotidiane con una certa stabilità si base, lo stesso non può dirsi di una persona con un cervello neurodivergente. Chi è affetto da disturbi mentali è spesso costretto a fronteggiare una tempesta di solleciti interiori che vanno oltre la soglia della tollerabilità e provare a placarla richiede uno sforzo in più.

Ecco perché, se ti sono stati diagnosticati dei disturbi mentali, fatichi il doppio: una volta per comportarti da essere umano responsabile e continuare con il lavoro, con gli studi, con la vita; un’altra per far fronte a ciò che sta succedendo dentro di te.

Ed è proprio così che mi sento oggi, mentre ti scrivo: spossata e inerme, perché non c’è altro che possa fare se non andare avanti.

Notti brave a Las Vegas… o forse no

ragazza rannicchiata a letto

Nel post con cui ho annunciato su Instagram che soffro di disturbi mentali, ho usato la metafora degli addobbi natalizi per spiegare come il mio cervello si accenda a zone anche quando la data del 25 Dicembre è bella che passata. Trovo ancora adesso che sia un’immagine azzeccata, specie se accostata al secondo sintomo fisico della malattia mentale.

I disturbi del sonno.

Ti stupirà saperlo, ma il sonno è un termometro estremamente sensibile alle variazioni della nostra vita e, anche in questo caso, il discorso vale per tutti. Perfino un cambiamento da poco può incidere sulla qualità del nostro riposo. Pensa a un trasferimento, a un imminente esame o a un colloquio di lavoro, a una task che ha un peso rilevante per la tua carriera. Quante volte ti è capitato di non dormire bene in prossimità di eventi stressanti?

Ecco, ora prova ad approcciare questo ragionamento a una persona la cui attività neurologica sia biologicamente complicata dalla presenza di un disturbo mentale.

La mia vita ruota proprio attorno a questo principio: io sono sempre stressata, quindi la qualità del mio sonno è incredibilmente bassa. Proprio perché non dormo bene, tendo ad essere stanca durante il giorno. La spossatezza, a sua volta, richiede il doppio dell’impegno per portare a termine i miei impegni. E lo stress che accumulo torna a incidere sulla capacità del mio cervello di rilassarsi quando mi metto a letto.

Insomma, è un cane che si morde la coda.

I pensieri intrusivi sono come peperoni

ballerina in bianco e nero con fumo attorno alla testa

Un luogo comune sui peperoni è che la maggior parte della popolazione faccia fatica a digerirli. C’è chi proprio non riesce a mangiarli, chi ne va matto e ne fa incetta senza problemi, chi è indifferente al loro sapore. Qualunque sia la posizione sui peperoni, una cosa è certa: non sono l’alimento più semplice da digerire.

I pensieri intrusivi hanno lo stesso effetto sul nostro cervello. Si tratta, nello specifico, di pensieri (ma anche di ricordi) sgradevoli per la nostra mente e per la nostra sfera emotiva, così spiacevoli da diventare difficili da elaborare per il cervello. La loro peculiarità è quella di intrudere la nostra vita senza nessun motivo apparente: all’improvviso, stracciano la trama delle nostre fantasie e ci fanno sentire a disagio.

La loro presenza è molto invadente nella vita di una persona che soffre di disturbi mentali. Non si tratta di pensieri che affiancano uno stimolo specifico, come potrebbe essere una situazione che richiama una vecchia esperienza. Essi tendono, al contrario, a manifestarsi a prescindere da richiami e in misura spesso invalidante.

In queste occasioni, io parlo spesso di spirale con me stessa. Mentre sto facendo un giretto nella mia mente, inciampo in un pensiero fastidioso e finisce sempre che ne ripesco a catena talmente tanti altri da creare una storia a tinte fosche della quale potrei fare volentieri a meno.

Hai presente l’effetto domino? Ecco, diciamo che va così e che, nella peggiore delle occasioni, arrivo a rievocare una delle esperienze più dolorose che abbia mai vissuto e a incupirmi per il resto della giornata.

La tua pelle è la tua mappa

ragazza con i capelli legati alti e spalle nude che si gratta il collo

Ci sono alcuni segnali che il tuo corpo ha già tentato di mandarti probabilmente, ma che magari hai riconnesso ad altro. Chissà, forse sei addirittura stato in farmacia oppure da un dermatologo per indagarne meglio le cause senza, tuttavia, cavare un ragno dal buco. Per carità, hai fatto benissimo! Un parere che io e la mia psicoterapeuta condividiamo è che prendersi cura della propria salute mentale non significa trascurare quella fisica. Ciò non esclude, allo stesso tempo, che il nostro corpo possa risentire degli affanni della nostra attività neurologica.

  • Rash cutaneo
  • Puntini pruriginosi diffusi
  • Cicatrici rossastre
  • Fastidio al cuoio capelluto

Questi sono soltanto alcuni dei sintomi che ho avuto modo di riscontrare su di me negli ultimi anni. Per essere più precisa, solo di recente ho preso consapevolezza del loro significato, ma sono pressoché certa di poter retrodatare la loro prima comparsa a molto tempo prima.

Come una mappa, la nostra pelle tiene traccia delle emozioni che stiamo provando e ci dà concreta dimostrazione di cosa stia accadendo nel nostro mondo interiore, forse e soprattutto quando siamo più restii ad ammetterlo a noi stessi. E lo stesso accade col resto del nostro corpo.

Viviamo in una società che ci insegna ad avere come principale punto di riferimento il concetto di produttività: dobbiamo dare sempre di più e il nostro valore si accresce o diminuisce in base ai risultati che riusciamo ad ottenere. In una simile corsa all’obiettivo più ambizioso, perdiamo di vista la nostra salute e la consapevolezza che mente e corpo sono più collegati di quanto siamo abituati a pensare.

Ecco perché è così importante non trascurare i sintomi della malattia mentale e prendersi cura della propria salute, a partire dal cervello e i suoi meccanismi. A beneficiarne, non è “soltanto” la nostra vita in termini di qualità, ma anche il nostro fisico e in modi che nemmeno t’immagini. Quindi, la prossima volta che ti capita di notare uno dei segnali che abbiamo visto insieme, prenditi il tempo per valutare se non sia il caso di rallentare e concederti un momento per respirare. Addirittura, di chiedere aiuto.

Stare bene parte da dentro.

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